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Quando la vita lavorativa diventa un disagio: consigli per un'altra visione d'insieme

di Raffaela Nardelli
Communication Manager ServiceTech

Quando la vita lavorativa diventa un disagio: consigli per un'altra visione d'insieme

Nei luoghi di lavoro si creano dei micro cosmi che permettono di ritrovare numerose delle personalità che abbiamo fuori il contesto lavorativo. L’aspetto negativo è che mentre fuori lavoro si possono evitare certi caratteri, in azienda devi saper conviverci. La convivenza con personalità complicate denota una grande maturità professionale che può essere raggiunta tramite l’acquisizione di sicurezza rispetto alle proprie competenze. La vita lavorativa può diventare un fattore di disagio quando si vive male con i propri colleghi o capi, spesso queste situazioni generano dei veri mal de vivre da cui ci si sente schiacciati e totalmente inermi; come si può uscire da una situazione del genere, quale è la via d’uscita quando non sembra apparentemente che ce ne sia una?

La domanda che si pone più spesso una persona in difficoltà è “perché proprio io?” questo tipo di atteggiamento mentale porta un qualsiasi soggetto a rinchiudersi in un ciclo di rassegnazione e passività, quello che invece occorrerebbe domandarsi è “cosa posso fare per migliorare questa situazione?”. Diversi studi scientifici dimostrano che educare la mente verso un atteggiamento positivo permette al corpo di uscire anche da situazioni di depressione; oltre all’atteggiamento occorre tradurre la positività in azioni concrete, facciamo qualche esempio: la situazione lavorativa che ci schiaccia è un capo intransigente, generalmente orientato a non riconoscere mai i propri errori e a negare quello che ci ha chiesto di fare 20 minuti prima, facendo leva sul proprio ruolo e scaricando le proprie colpe su di voi; quello che non bisogna mai fare è lasciarsi guidare dalla rabbia, occorre non permettere di far scalfire la propria autostima e non cadere nel vortice del “lo devo convincere che io sono bravo e meritevole di stima”, questo pensiero farebbe scattare una sorta di “corteggiamento eterno” destinato a sfociare nel credere di non dare mai abbastanza; come fare allora?

Mantenere la calma e la propria empatia cercando di far capire al proprio capo che voi non siete dei nemici ma che lavorate per lui! Pensate ad un bambino che non sente ragioni, che piange e sbatte i piedi, quale potrebbe essere la reazione di una madre? Maltrattarlo o parlare con empatia; nel primo caso avremo come reazione un bambino che non capisce le ragioni del maltrattamento perché nella sua ingenuità quello che egli pensa è l’unica verità possibile; nel secondo caso, proprio perché egli è stato trattato con empatia, avremo un bambino con delle ragioni da ascoltare e nessun motivo per sentirsi la vittima; vale lo stesso ragionamento per un qualsiasi soggetto X incline a non ascoltare e a non ammettere le proprie colpe, una persona con queste caratteristiche si sentirà giustificata a far valere il proprio ruolo se viene affrontato in maniera aggressiva, al contrario invece, davanti a logica ed empatia non avrà alcuna scusa per non affrontare la problematica; attenzione l’empatia e la logica non sono l’essere assertivi!

Altri casi di frustrazione potrebbero dipendere da altre motivazioni come la sensazione di far parte di un’azienda che non considera i propri dipendenti come un valore aggiunto ma come una mucca da spremere o casi in cui la mansione che ci viene assegnata non ci fa sentire appagati; sono numerose le situazioni in cui un lavoratore può trovarsi ma la via d’uscita è sempre la stessa: chiedersi come si possa migliorare la situazione! Occorre avere il coraggio di agire senza crogiolarsi nell’insoddisfazione aspettando che qualcosa o qualcuno venga a salvarci. Se l’azienda a cui apparteniamo ci fa sentire come “una mucca da spremere” potremo pensare di mettere dei limiti alla nostra produttività mantenendo sempre però un livello di professionalità accettabile; se la mansione che ci hanno assegnato ci rende insoddisfatti si potrebbe pensare di fare corsi di formazione personali che aumentino le proprie competenze e diano all’azienda un segno di crescita personale, una buona azienda saprebbe riconoscere un potenziale da sfruttare!

Come potete vedere tutte le competenze acquisite e gli obiettivi raggiunti tornano a girare intorno sempre ad un unico concetto: mentre il talento fa vincere una battaglia, l’atteggiamento fa vincere la guerra.